Archive | giugno, 2011

In partenza per Bologna

BolognaSto preparando la valigia per andare a Bologna, dove domani presenterò il mio libro Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni. Si tratta della mia prima vera “trasferta” promozionale, in una città che peraltro amo tantissimo, visto che lì ho trascorso alcuni anni bellissimi quando studiavo al Dams.

Domani, sabato 18 giugno, sarò da All for Music (Via Pier De Crescenzi 4 a/b/d) alle ore 17.00 per fare ascoltare alcuni brani estratti da “Oltre” e per commentarli, raccontando alcuni aneddoti sulla sua lavorazione che probabilmente sono sconosciuti anche ai fan più accaniti. Se siete da quelle parti e avete voglia di passare a salutarmi e di fare quattro chiacchiere, vi aspetto con piacere. A domani!

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Dagli il via – Presentazione del libro su “Oltre” (Libreria dell’arco, Matera)

Il 27 maggio 2011 ho presentato il mio libro Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni presso la Libreria dell’arco di Matera. Vi propongo un breve video di quella serata, in cui parlo della canzone Dagli il via, di Claudio Baglioni. Di seguito trovate la trascrizione del video.

Ora vi faccio sentire un brano che si chiama “Dagli il via”, ed è appunto la canzone che introduce tutte quante le altre e dà il via, appunto, al disco. Io ve la faccio sentire, però vi racconto anche un aneddoto che riguarda questa canzone. Qui c’è un uomo in corsa: nella canzone c’è un uomo in corsa che appunto dà il via all’album, correndo. È un uomo in corsa che corre verso il suo destino, diciamo, poi alla fine vedremo come raggiunga una sorta di equilibrio, di consapevolezza interiore. Però, insomma, c’è questa corsa, e la cosa interessante da notare è che nell’arco della canzone è descritta come una corsa meccanica. Quindi lui paragona le braccia che fanno questo movimento ai movimenti delle ruote del treno. Come dice? Cingoli di treno? Insomma, avete presente i treni di una volta, che facevano questo movimento qua? I piedi sono martelli sul terreno… insomma, è proprio la descrizione di una corsa come se fosse una corsa meccanica, come se il mettersi in moto verso la ricerca di sé fosse proprio un mettersi in moto fisico. Qui c’è un aneddoto, una storiellina molto interessante che ho raccolto da un’intervista di Walter Savelli, che è il tastierista di Claudio Baglioni, e lui ricordava in questa intervista – non rilasciata a me, ma ad una radio – di come lui abbia partecipato al disco di Claudio Baglioni. Il disco è stato registrato nell’88, negli studi di Peter Gabriel, a Bath, in Inghilterra, e poi sono venuti per le fasi finali in Italia. Ormai il disco era concluso e a quel punto comincia il racconto di Walter Savelli, quando orami in Italia stanno per chiudere il disco. Walter Savelli, il tastierista, racconta:

«A quel punto io ho cominciato a seguire Claudio da vicino, perché ero anche curioso di sentire questo tipo di lavoro, poi ad un certo punto li ho lasciati, perché il disco si stava chiudendo o almeno così sembrava, perché eravamo arrivati vicino alla registrazione delle voci e poi dei missaggi, e quindi io ho salutato tutti. Era luglio, stavano appunto in studio, ho salutato Claudio e ho detto: “Beh, Claudio, allora, il disco è a buon punto, tu devi solo cantare, e quindi ci risentiamo a settembre, ottobre, quando il disco sarà uscito. Non hai bisogno di me?”. E lui dice: “No, no, ti ringrazio”. Ci siamo salutati, ed io vado in vacanza con la famiglia. Sono partito il primo di agosto con la famiglia, sono arrivato al mare, ho disfatto le valigie, sono andato sulla spiaggia. La mattina dopo cercavo di andare nuovamente sulla spiaggia, ma ho ricevuto una telefonata da parte di una persona che mi diceva: “Claudio ha bisogno di te”. Ma, dico: “Scusa, io l’ho visto una settimana fa…”. “Ehm, ha bisogno di te”. Io dico: “Quando?”. “Anche subito”. Ecco, io ho lasciato la famiglia e ho passato tutto il resto del mese di agosto insieme a Claudio per dare una mano a chiudere questo disco, e sono arrivato in un posto in Italia dove stavano finendo il disco. Sono arrivato, e ho pensato: “Adesso mi chiederanno di suonare il pianoforte, o forse di suonare una tastiera, oppure di fare un coro”. Come sono arrivato mi hanno detto: “Aspetta un attimo, perché tu devi correre”. “Ma io sono già arrivato”, gli ho detto, “perché devo correre?”. “No, no, tu devi correre sull’erba”. Dico: “Ma mi state prendendo in giro?”. No, mi stavano organizzando una fila di microfoni perché io avrei dovuto correre, fare dei passi di corsa sull’erba, che sono quelli che si sentono all’inizio del disco, proprio del primo brano, ovvero Dagli il via. Quindi come primo coinvolgimento – io con gli occhi sbarrati, perché non ci volevo credere – ho dovuto correre a tempo, naturalmente, non a caso. Dovevo correre a tempo di musica: avevo un walkman con la cuffia, sentivo un click che mi dava il tempo, e dovevo correre a tempo, che poi era lo stesso tempo sul quale sarebbe poi partito il fill di batteria famoso sul quale parte poi Dagli il via. Quindi, se andate a riascoltare l’originale, sentirete questi passi, e sono io che corro sull’erba, ridendo come un matto naturalmente. C’erano i fonici, che dovevano registrare, e io andavo avanti e indietro come un matto, cercando di andare a tempo, e ho pensato: “Ma io ho lasciato la famiglia, ho lasciato le mie vacanze, per venire a correre sull’erba?”. Va beh, ma quello è stato solo l’inizio, ovviamente, poi c’è tutto il resto».

Quindi il disco comincia con questa corsa – adesso la sentirete – di Walter Savelli, in realtà, e poi naturalmente comincia la canzone, con la rullata di batteria, e quest’uomo che corre verso il suo destino. Però all’inizio si sentono veramente i passi.

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