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Anche in Spagna si parla del libro “Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni”

Non sapevo che il mio libro su Oltre di Claudio Baglioni avesse dei lettori anche in Spagna. Eppure, è così. Con una certa sorpresa ho scoperto oggi un articolo su un blog spagnolo che parla di Oltre, che comincia proprio con un riferimento a me e al mio libro. Chi fosse curioso può leggerlo a questo link.

Per i più pigri, invece, di seguito c’è la traduzione della parte in cui si fa riferimento a me e al mio lavoro.

[quote style=”boxed”]Il critico musicale e scrittore Filippo Maria Caggiani assicura nel libro Oltre. Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni che Oltre è un capolavoro della canzone italiana. Questo giornalista esperto di musica racconta in questa pubblicazione i tre anni di lavoro che Claudio Baglioni e Pasquale Minieri –il produttore— hanno dedicato alla composizione di questo doppio disco. E narra con destrezza di come Baglioni scriveva e riscriveva i testi, e di quando dopo averli rifatti per tre volte abbia perso l’intero lavoro in un aeroporto londinese. Fortunatamente ne esisteva una copia di sicurezza. Io non sono in grado di affermare con tanta certezza che questo doppio compact sia un capolavoro della musica italiana. Però ciò che è certo è che la combinazione di musica e parole è la più attenta […].[/quote]

Beh, sono soddisfazioni! 😀

Recensioni del mio libro su Oltre

Mi sono accorto solo oggi di una nuova meravigliosa recensione che un utente di Amazon ha lasciato a proposito del mio libro su Oltre, dopo averlo acquistato e letto. Potete vederla al link sottostante, insieme a quelle precedenti:

Recensioni di “Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni”, su Amazon

È una grande soddisfazione constatare che il proprio lavoro sia stato apprezzato in questo modo, e sono contento che qualcuno abbia scoperto grazie a questo libro particolari non notati di questo capolavoro che è Oltre, pur dopo numerosi ascolti.

Se avete acquistato il libro e lo avete letto, perché non aggiungete anche la vostra recensione su Amazon? 🙂

Intervista a Danilo Rea – «Stelle di stelle la registrammo al buio…»

Incontrare Danilo Rea a Varsavia, avere l’occasione di fargli un’intervista e di potergli consegnare una copia del mio libro su Oltre è una di quelle cose che avrò per sempre il piacere di ricordare e di poter raccontare.

Vi invito perciò a guardare l’intervista che ho realizzato, in cui Danilo Rea racconta in che modo è avvenuta la registrazione di Stelle di stelle di Claudio Baglioni, a cui ha partecipato registrando la parte di pianoforte. L’intervista è stata realizzata lo scorso 7 luglio, prima di un concerto in trio con Ares Tavolazzi ed Ellade Bandini. Qui sotto trovate il video seguito dalla trascrizione dell’intervista. Chi fosse interessato, può anche vedere la seconda parte dell’intervista, sul concerto che Danilo Rea ha tenuto a Varsavia.

 

Ciao a tutti, siamo qui con Danilo Rea: è un grande piacere averti con noi oggi. Io avrei alcune domande per te e la prima, parlando di Oltre di Claudio Baglioni, è naturale: come hai conosciuto Claudio?

«Proprio in occasione del disco. Ero molto amico di Pasquale Minieri, che stava producendo tutta la realizzazione del cd, e lui mi ha chiamato a Bath perché evidentemente avevano bisogno di un pianista. Io sono salito, e quindi è stata la prima volta che ho conosciuto Claudio, proprio in terra inglese».

In Oltre tu hai suonato in Stelle di stelle: come ricordi quell’esperienza?

«Molto bella, perché fu un momento molto intimo, nel senso che venivamo da una settimana di stress, diciamo: non si riusciva a trovare una via interpretativa alle canzoni di Baglioni, ed eravamo tutti in stallo, praticamente. A quel punto era molto tardi, ed io e Pino Palladino decidemmo di fare una prova su Stelle di stelle. Mi ricordo che registrammo al buio, fu tutta una cosa… e venne molto bene, insomma, credo che sia venuto un brano molto ispirato. Poi arrivò Claudio, gli piacque subito, e ci mise la voce. Poi, in un secondo tempo, ci cantò sopra anche Mia Martini».

Ti ricordi in quale studio avete registrato?

«Lo studio in cui abbiamo registrato era a Bath, che è lo studio di Peter Gabriel, e poi c’è stato qualche rifacimento quando Claudio decise appunto di fare intervenire anche Mia Martini: abbiamo modificato leggermente il brano, ma insomma… qualche battuta di pianoforte in più al Forum di Roma, lo studio famosissimo dove normalmente incidono le grandi orchestre».

Quindi la decisione di fare intervenire Mia Martini in quel brano è avvenuta in un secondo momento?

«A mio parere sì, poi io e Pino Palladino in realtà facemmo quella proposta senza sapere se la seconda voce – la voce aggiunta – sarebbe stata quella di Mia Martini. Probabilmente è avvenuta dopo, io adesso non ci giurerei, ma insomma, da come sono andate le cose…».

Quindi hai conosciuto Mia Martini? Che ricordo hai di lei?

«No, non l’ho conosciuta. L’ho conosciuta in un’altra occasione, perché lei suonava al festival jazz di Atina con Maurizio Giammarco, il sassofonista, e avevano un gruppo in cui cantavano le sue… era uno dei primi esperimenti che si faceva allora di musica pop d’autore e jazz, in questo mix».

Nell’analisi che io ho fatto di Stelle di stelle, che è contenuta in questo libro, io ho messo in evidenza l’utilizzo in questo brano di convenzioni stilistiche tipiche del lamento seicentesco: cioè, praticamente, il fatto che c’è l’utilizzo esteso di seconde minori, e c’è un basso che ha un andamento discendente che copre un ambito di quarta giusta, come era proprio nella prassi del lamento barocco. Siccome ho un’esperienza accademica ho notato questa cosa analizzando il brano, e poi mi sono chiesto: “Ma chissà se Claudio questa cosa l’ha pensata, l’ha fatta intenzionalmente, oppure è frutto di un istinto musicale suo? Che cosa ne pensi tu?

«Lui ha un istinto musicale formidabile. Da questo punto di vista è imbattibile. Ha sempre una soluzione, un’alternativa… anzi: più di un’alternativa, ogni volta che deve decidere una strada. In questo è veramente incredibile, molto creativo. Come tu avrai senz’altro notato, è molto legato anche alla tradizione, quindi lui si rifà certamente a dei canoni più antichi sicuramente della sua età! Per cui… Lui è un conoscitore di musica, fondamentalmente: conosce la musica classica e si rifà alla musica classica, poi non so se lo fa d’istinto o se lo fa con… credo che sia più istintiva, la cosa. Più che altro se ha un riutilizzare delle cose sentite in maniera più moderna… Insomma, è un lavoro che facciamo un po’ tutti, no? Anche nel jazz, se ti piace qualche cosa, poi viene riciclata in un modo che praticamente diventa personale. Quindi credo che comunque, al di là del suo istinto formidabile, sia proprio un lavoro d’istinto legato a ricordi, a conoscenze armoniche che gli sono sicuramente familiari, e venute da un profondo ascolto della musica».

Un’ultima domanda: avendo collaborato spesso con Claudio Baglioni, che cosa ti ha lasciato questa lunga collaborazione con lui, dal punto di vista umano e dal punto di vista professionale?

«Dal punto di vista umano molto, perché siamo tutt’ora in contatto. Poi, dal punto di vista musicale – ripeto – ho lavorato con tanti musicisti, cantanti, cantautori, e devo dire che lui è sicuramente ad un altissimo livello: uno dei cantanti con più competenza musicale che io abbia mai conosciuto. Per cui mi ha lasciato molto, anche perché poi il mio utilizzo all’interno della band era piuttosto libero: in un certo senso Claudio rispettava il fatto che io tutto sommato fossi un improvvisatore e quindi, per quanto limitato, in ogni caso non ero molto in gabbia perché, sai, nella musica pop, poi, una volta registrata una cosa, quella rimane e guai a chi la tocca. Questo non è stato il caso del mio rapporto con Baglioni: suonavo piuttosto liberamente, e questo è comunque un grande privilegio in quel tipo di musica e anche una maniera illuminata di condurre un gruppo, secondo me».

Mille giorni di te e di me – Analisi musicale

Analisi musicale di Mille giorni di te e di me, tratta dalla presentazione del mio libro su Oltre ad All for Music, Bologna, 18 giugno 2011.

Mille giorni di te e di me comincia con una melodia cullante [ascolto dell’introduzione con il pianoforte]. Questa parte che avete sentito, questa introduzione, è un movimento melodico altalenante. Se voi vedete lo spartito che ho messo qua c’è la melodia che dalla prima nota scende giù, poi sale su, scende giù… insomma, come a voler cullare l’orecchio dell’ascoltatore. Quindi già l’introduzione porta in questo ambito molto dolce.

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Anche qui a proposito di questa canzone c’è un aneddoto particolare, cioè il fatto che Pasquale Minieri [che ha prodotto “Oltre” insieme a Claudio Baglioni] – ancora lui – mi ha raccontato che questa canzone in realtà doveva far parte dell’album La vita è adesso del 1985. Infatti Minieri mi raccontava che nell’86, durante le prove di un concerto, Claudio gli disse: “Guarda, abbiamo fatto una versione orchestrale di questa canzone [che poi è diventata Mille giorni di te e di me], però adesso te la faccio sentire al piano”. E Minieri rispose: “Ma perché vuoi mettere l’orchestra? È bellissima così al pianoforte!”. Però Minieri diceva che questa versione che lui aveva sentito nell’86 era diversa da quella che era stata poi pubblicata nel ’90, e mi ha raccontato anche in che modo Baglioni compone le canzoni. Uno pensa: “Beh, oggi mi metto, scrivo una canzone, continuo a scrivere la canzone fino a quando non la finisco, poi ne comincio un’altra…”. No. Baglioni – mi ha detto Minieri – scrive delle cose cortissime di venti/trenta secondi, dei pezzi musicali di venti/trenta secondi. Comincia dalla musica, e le parole vengono veramente alla fine. Quindi lui fa venti/trenta secondi da una parte, venti/trenta secondi dall’altra… e Baglioni ha composto – mi diceva in questa intervista – tantissime di queste piccole cose. Vi leggo questo passo del libro, con le mie domande e le sue risposte.

Nella prima anticipazione su quello che sarebbe poi diventato Oltre, Baglioni rivelava a Topolino (luglio 1988) che il titolo del suo album successivo sarebbe stato A presto. C’era per caso una canzone intitolata così, tra le tante che erano state registrate? Perché questo titolo, all’epoca?

«Ti devo spiegare un po’ tutta la storia, perché così si capisce il perché di quel titolo. Allora, in pratica c’è tutta una procedura molto complicata per lavorare con Claudio. In una primissima fase lui mi portò a sentire – poi stavamo insieme ad Ansedonia in una casa – solo la parte musicale, ma scriveva tutte cose cortissime, di venti secondi. Ma tipo… fai conto… centoventi, centocinquanta al pianoforte, e un altro centinaio alla chitarra. Brevissime cose musicali di venti secondi, massimo trenta. Dopo, cominciammo a scegliere, fra tutti questi pezzi, quelli che ci piacevano, e a dargli una definizione nelle varie strutture della canzone. Cioè: questo brano di trenta secondi è bello come strofa, questo come inciso, questo come ponte. Tra l’altro in quella fase, al di là del lavoro, ho imparato molto: eravamo in due. Dopodichè provavamo a montare tutti questi pezzi in tutti i modi, fino ad arrivare alla fase dei pezzi finiti, che poi erano molto più di venti (poi ne verranno scelti venti). La fase del testo, per il suo modo di lavorare, arrivava proprio alla fine e, una volta che tutto il disco musicalmente era finito, lui per ben tre volte scrisse tutti i testi: non gli piacevano e li buttò, e li riscrisse daccapo».

Per tre volte?! Tutti?!

«Tutti. Per cui, A presto può essere una qualunque di queste fasi, ma sicuramente è in quelle canzoni che poi lui ha buttato – nei testi che ha buttato – perché poi riscrisse tutto, e alla fine scrisse Oltre».

Quindi il problema era fondamentalmente nei testi.

«Sì, noi siamo stati l’ultimo anno, in pratica, completamente fermi ad aspettare che lui finisse i testi: li ha riscritti tutti completamente daccapo».

Quindi, dicevo, Mille giorni di te e di me alla fine ha subito lo stesso processo, praticamente, perché era stata scritta moltissimo tempo prima, rifatta e aggiustata in diversi modi prima di diventare quella che noi conosciamo.

In questa canzone non c’è un ritornello vero e proprio. Per ritornello si intende una cosa che appunto ritorna, in cui musica e testo ritornano assolutamente uguali. Invece, nelle canzoni di quest’album questa cosa accade molto raramente ma, in particolare, in Mille giorni di te e di me lui utilizza un’altra tecnica per catturare l’attenzione dell’ascoltatore [segue ascolto di una parte della canzone]. Questo potrebbe sembrare un ritornello, ma in realtà non è un ritornello, perché il testo poi cambia. Sì, è una parte importante, però non è questa la vera… Di solito il ritornello è la parte più importante della canzone, quella che colpisce l’ascoltatore e cattura l’attenzione, ma non è il ritornello – in realtà – la tecnica che utilizza. Lui ne utilizza un’altra che è molto più sofisticata: adesso quando ci arriviamo ve la faccio sentire [il brano, intanto, continua a suonare]. Arriva questa parte, sta crescendo pian piano… ma non è questa. È bellissima: potrebbe sembrare la parte principale, ma in realtà non è questa. Sale, sta cominciando ad acquistare tensione… [il brano a questo punto raggiunge il punto in cui il testo dice: “Se c’è stato per davvero / quell’attimo di eterno che non c’è]. QUESTO è il momento cruciale della canzone! Lui ci ha fatto aspettare un sacco di tempo per dirci il titolo! È il titolo il momento cruciale, più importante di tutto quanto. E che cosa succede? Qua succedono un mucchio di cose! Questo è il clou, il momento topico, perché intanto adesso arriva il titolo, “Mille giorni di te e di me”, che dice soltanto in questo punto della canzone. In tutto il resto della canzone lui non dice “Mille giorni di te e di me”, lo dice soltanto in questo punto che adesso stiamo per sentire. Però, prima di dire “Mille giorni di te e di me”, che cosa fa? C’è lo stop. Punto di drammaturgia musicale: questo qui è il colpo di scena, la fine. Ci sono tutti gli strumenti che si fermano: “Quell’attimo di eterno che non c’è”… stop! E lui dice: “Mille giorni di te e di me”, e c’è soltanto la voce. Tutti gli strumenti si fermano, e ripartono dopo. Succede di tutto, in questo momento. Si ferma tutto, e il fatto di fermare tutti gli strumenti e di dire “Mille giorni di te e di me” fa percepire che quel momento lì è importante, perché non c’è più niente: c’è soltanto la sua voce. E subito dopo ritornano tutti gli strumenti, come ad esagerare, ad amplificare l’impatto [segue ascolto di questo punto della canzone]. Punto fermo… nota lunga… questo, è! Un cambio di tonalità… qui la voce va su… è difficilissima da cantare, non ce la fa nessuno, nemmeno lui adesso: la fa cantare al pubblico.

E quindi il momento cruciale è quello lì. Questo è un capolavoro di canzone, non solo perché è una canzone romantica ecc, ma anche per queste tecniche di composizione. Uno magari non ci pensa, però… In realtà, però, è una canzone drammatica, perché parla di un amore che è finito, infatti lui in alcune versioni dal vivo aggiunge nel finale questa parte che diventa molto aggressiva. Perché? Perché parla di una storia d’amore che finisce. Quindi, ecco che qua torna il tema del dolore, che è centrale nel disco. Il tema del dolore è la chiave di lettura di tutto il disco. Ci sono altre canzoni [che trattano questo tema] – naturalmente non c’è modo di vederle tutte – però anche questa canzone, una canzone d’amore, parla di un amore doloroso, però.

GRATIS il Pdf del libro su “Oltre”, fino al 10 ottobre 2011.

 

Promozione! Fino al 10 ottobre 2011 potete scaricare GRATIS il Pdf del mio libro “Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni“. Per scaricare gratis il file, andate sulla pagina di Lulu.com cliccando il bottone qua sotto:

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Se vi piace il libro, vi sarei grato se voleste parlarne in giro, e condividere su Facebook e Twitter. Buona lettura!

In partenza per Bologna

BolognaSto preparando la valigia per andare a Bologna, dove domani presenterò il mio libro Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni. Si tratta della mia prima vera “trasferta” promozionale, in una città che peraltro amo tantissimo, visto che lì ho trascorso alcuni anni bellissimi quando studiavo al Dams.

Domani, sabato 18 giugno, sarò da All for Music (Via Pier De Crescenzi 4 a/b/d) alle ore 17.00 per fare ascoltare alcuni brani estratti da “Oltre” e per commentarli, raccontando alcuni aneddoti sulla sua lavorazione che probabilmente sono sconosciuti anche ai fan più accaniti. Se siete da quelle parti e avete voglia di passare a salutarmi e di fare quattro chiacchiere, vi aspetto con piacere. A domani!

Dagli il via – Presentazione del libro su “Oltre” (Libreria dell’arco, Matera)

Il 27 maggio 2011 ho presentato il mio libro Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni presso la Libreria dell’arco di Matera. Vi propongo un breve video di quella serata, in cui parlo della canzone Dagli il via, di Claudio Baglioni. Di seguito trovate la trascrizione del video.

Ora vi faccio sentire un brano che si chiama “Dagli il via”, ed è appunto la canzone che introduce tutte quante le altre e dà il via, appunto, al disco. Io ve la faccio sentire, però vi racconto anche un aneddoto che riguarda questa canzone. Qui c’è un uomo in corsa: nella canzone c’è un uomo in corsa che appunto dà il via all’album, correndo. È un uomo in corsa che corre verso il suo destino, diciamo, poi alla fine vedremo come raggiunga una sorta di equilibrio, di consapevolezza interiore. Però, insomma, c’è questa corsa, e la cosa interessante da notare è che nell’arco della canzone è descritta come una corsa meccanica. Quindi lui paragona le braccia che fanno questo movimento ai movimenti delle ruote del treno. Come dice? Cingoli di treno? Insomma, avete presente i treni di una volta, che facevano questo movimento qua? I piedi sono martelli sul terreno… insomma, è proprio la descrizione di una corsa come se fosse una corsa meccanica, come se il mettersi in moto verso la ricerca di sé fosse proprio un mettersi in moto fisico. Qui c’è un aneddoto, una storiellina molto interessante che ho raccolto da un’intervista di Walter Savelli, che è il tastierista di Claudio Baglioni, e lui ricordava in questa intervista – non rilasciata a me, ma ad una radio – di come lui abbia partecipato al disco di Claudio Baglioni. Il disco è stato registrato nell’88, negli studi di Peter Gabriel, a Bath, in Inghilterra, e poi sono venuti per le fasi finali in Italia. Ormai il disco era concluso e a quel punto comincia il racconto di Walter Savelli, quando orami in Italia stanno per chiudere il disco. Walter Savelli, il tastierista, racconta:

«A quel punto io ho cominciato a seguire Claudio da vicino, perché ero anche curioso di sentire questo tipo di lavoro, poi ad un certo punto li ho lasciati, perché il disco si stava chiudendo o almeno così sembrava, perché eravamo arrivati vicino alla registrazione delle voci e poi dei missaggi, e quindi io ho salutato tutti. Era luglio, stavano appunto in studio, ho salutato Claudio e ho detto: “Beh, Claudio, allora, il disco è a buon punto, tu devi solo cantare, e quindi ci risentiamo a settembre, ottobre, quando il disco sarà uscito. Non hai bisogno di me?”. E lui dice: “No, no, ti ringrazio”. Ci siamo salutati, ed io vado in vacanza con la famiglia. Sono partito il primo di agosto con la famiglia, sono arrivato al mare, ho disfatto le valigie, sono andato sulla spiaggia. La mattina dopo cercavo di andare nuovamente sulla spiaggia, ma ho ricevuto una telefonata da parte di una persona che mi diceva: “Claudio ha bisogno di te”. Ma, dico: “Scusa, io l’ho visto una settimana fa…”. “Ehm, ha bisogno di te”. Io dico: “Quando?”. “Anche subito”. Ecco, io ho lasciato la famiglia e ho passato tutto il resto del mese di agosto insieme a Claudio per dare una mano a chiudere questo disco, e sono arrivato in un posto in Italia dove stavano finendo il disco. Sono arrivato, e ho pensato: “Adesso mi chiederanno di suonare il pianoforte, o forse di suonare una tastiera, oppure di fare un coro”. Come sono arrivato mi hanno detto: “Aspetta un attimo, perché tu devi correre”. “Ma io sono già arrivato”, gli ho detto, “perché devo correre?”. “No, no, tu devi correre sull’erba”. Dico: “Ma mi state prendendo in giro?”. No, mi stavano organizzando una fila di microfoni perché io avrei dovuto correre, fare dei passi di corsa sull’erba, che sono quelli che si sentono all’inizio del disco, proprio del primo brano, ovvero Dagli il via. Quindi come primo coinvolgimento – io con gli occhi sbarrati, perché non ci volevo credere – ho dovuto correre a tempo, naturalmente, non a caso. Dovevo correre a tempo di musica: avevo un walkman con la cuffia, sentivo un click che mi dava il tempo, e dovevo correre a tempo, che poi era lo stesso tempo sul quale sarebbe poi partito il fill di batteria famoso sul quale parte poi Dagli il via. Quindi, se andate a riascoltare l’originale, sentirete questi passi, e sono io che corro sull’erba, ridendo come un matto naturalmente. C’erano i fonici, che dovevano registrare, e io andavo avanti e indietro come un matto, cercando di andare a tempo, e ho pensato: “Ma io ho lasciato la famiglia, ho lasciato le mie vacanze, per venire a correre sull’erba?”. Va beh, ma quello è stato solo l’inizio, ovviamente, poi c’è tutto il resto».

Quindi il disco comincia con questa corsa – adesso la sentirete – di Walter Savelli, in realtà, e poi naturalmente comincia la canzone, con la rullata di batteria, e quest’uomo che corre verso il suo destino. Però all’inizio si sentono veramente i passi.

Presentazione del libro “Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni”, di Filippo Maria Caggiani (Uéffilo Jazz Club, 20 maggio 2011)

Presentazione del libro "Oltre - Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni"

La prima presentazione del mio libro si è tenuta al Uéffilo Jazz Club di Gioia del Colle (BA) lo scorso 20 maggio 2011, subito seguita dal concerto degli E tu… Avrai, band tributo a Claudio Baglioni. Vi invito a vedere il video tratto da quella serata: qui sotto trovate la trascrizione.

«Buonasera, e benvenuti a questa serata speciale dedicata a Claudio Baglioni, al Uéffilo Jazz Club. È una serata particolare, perché normalmente qui c’è del jazz, mentre stasera c’è qualcosa di un po’ diverso. Io mi chiamo Filippo Maria Caggiani, sono l’autore del libro Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni, libro che è uscito alcuni mesi fa e che, come dice il titolo, analizza questo disco bellissimo di Claudio Baglioni che è uscito venti anni fa (e diciamolo, che è bellissimo!).

Perché un libro dedicato ad Oltre; a un disco – in particolare – di Claudio Baglioni? Innanzitutto, per un motivo molto banale: nessuno l’aveva mai fatto prima. Qualcuno lo doveva pur fare, e ho deciso di farlo io. L’occasione giusta per fare questa cosa quando è arrivata? È arrivata in occasione del ventennale. Nel 2010 erano trascorsi esattamente vent’anni dalla pubblicazione di questo album di Claudio Baglioni. Oltre è uscito il 17 novembre del 1990 e quindi, venti anni dopo – il 17 novembre 2010 – è uscita l’anteprima di questo libro sul sito Claudiobaglioni.net, con un’analisi di Dagli il via, e il 30 dicembre è uscito questo libro.

Il disco esce nel 1990, in un periodo molto particolare per la storia della canzone italiana, perché in quel periodo escono tantissimi album bellissimi per quello che riguarda la musica italiana. Era un periodo veramente d’oro per la canzone italiana, perché ad esempio basti pensare ai grandi successi che otteneva la musica italiana rispetto alla musica internazionale. In questo contesto storico esce il disco di Claudio Baglioni, e quindi la chiave interpretativa della musica italiana di quegli anni – a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta – è il discorso della qualità. Di questo argomento ho avuto occasione di parlare anche con Pasquale Minieri, in una chiacchierata che abbiamo fatto per il libro. Pasquale Minieri – produttore del disco insieme a Baglioni – ha lavorato gomito a gomito con Claudio Baglioni per tre anni, dal 1988 al 1990, per realizzare questo disco. Nella chiacchierata che abbiamo fatto, che è riportata in questo libro, Minieri mi raccontava di quanta pazienza ci sia voluta per finire questo album, perché ha avuto una lavorazione travagliatissima. Giusto per fare un esempio, mi ha raccontato che Baglioni scriveva i pezzi, ma non gli piacevano – non gli piacevano i testi, in particolare. Erano venti canzoni – quindi si tratta di un album doppio, un concept album, un lavoro molto complicato e ambizioso – ma non gli piacevano i testi e li ha riscritti tutti daccapo, non una volta, ma tre volte! Poi si perse la versione definitiva – infatti, anche di questo si parlava – si perse il nastro all’aeroporto di Heatrow, a Londra, e gli ho chiesto: “Ma è vera questa cosa, che si perse il master? Avevate finito tutto il lavoro, e avete rischiato di perdere tutto perché avete perso il master all’aeroporto, dopo tre anni di delirio? Ma com’è questa cosa?”. E lui mi ha detto: “Sì, sono stato proprio io a perdere il nastro, ma per fortuna poi c’era un’altra copia, è stato ritrovato, si è risolto e Oltre finalmente è uscito”.

Nel libro si parla di questo contesto storico degli anni Novanta di cui Oltre, in fondo, è la gemma più preziosa, c’è questa intervista a Pasquale Minieri, ma soprattutto ci sono le analisi musicali che entrano molto nel dettaglio delle singole canzoni, e in particolare del rapporto tra parole e musica».