Domani mai

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L’argomento dell’amore fisico ritorna, dopo Vivi, anche in questa canzone, con la differenza che mentre lì si accennava ad un futuro (“Vivi torneremo”), in questo caso il domani viene negato fin dal titolo.

Intro : Poche battute della chitarra di Paco de Lucia bastano ad introdurre il tema della passione già a livello musicale, con un fraseggio spagnoleggiante molto efficace basato su una progressione con tre accordi di settima, dall’ambito tonale non ben definito.

A – AI : All’introduzione di chitarra segue una sorta di seconda introduzione, questa volta cantata e dalla tonalità ben definita di Si maggiore. Qui i due protagonisti della canzone vengono presentati mostrando già il loro futuro, che è un futuro che non li vedrà insieme, ma separati. È dunque perfettamente logico che il soggetto in A sia io, e quello in AI sia tu : due soggetti ben distinti pur se in qualche modo legati l’un l’altro.

B – BI : Il cambio di tonalità verso la relativa minore (Sol♯ minore) e l’ingresso della sezione ritmica sottolineano il passaggio temporale dal futuro al presente. Scopriamo ora che i due soggetti (che anche qui mantengono l’opposizione io/te e tu/me) sono amanti, e in queste due strofe viene fotografato proprio un loro momento di passione.

C : La sezione C serve a ritardare l’ingresso del ritornello, e ad aumentare in questo modo la tensione narrativa, soffermandosi sulla scena d’amore. Anche qui, come già visto in altre canzoni, questa parte è articolata in due frasi melodiche: C1 e C2, la seconda delle quali è più lunga di un paio di battute che modificano la tonalità in modo maggiore, prima di ritornare subito in una nuova tonalità minore.

D – DI : Nel ritornello, che si sposta in tonalità di Si minore, si presenta una progressione armonica discendente che copre un ambito di quarta giusta[1], in modo del tutto simile a quanto avveniva in Stelle di stelle. Anche in questo caso, dunque, si ricorre alla convenzione drammaturgica del lamento per illustrare una situazione che è, in effetti, dolorosa, in quanto il testo in questo momento nega qualsiasi possibilità di un domani per la coppia.

AII : La ripetizione variata di A, in tonalità di Si maggiore, ribadisce questo concetto, e anzi lo sottolinea : “Mai più noi due / soltanto io e te / ma senza noi”.

BII – BIII C : Le due strofe e la sezione C si ripetono nella stessa tonalità di Sol♯ minore, e l’unica cosa che cambia (a parte alcune variazioni melodiche di B) è il testo, che ora si sofferma sul momento in cui i due amanti riposano e sono come “due pugili / sfiniti che si abbracciano”. Anche qui viene ribadito che “la speranza è una notte troppo lunga”, e a questo punto vale la pena notare una piccola finezza: e cioè che la parola “lunga” è intonata proprio su una nota di durata lunga[2].

D – DII – DIII – DIV – Coda : Il ritornello si ripete per quattro volte: le prime due nella tonalità originale, e le altre due in quella di Re minore. Alla fine, Baglioni canta il titolo in spagnolo (“No hay mañana”) e subito dopo parte l’assolo di chitarra di Paco de Lucia sullo stesso giro armonico del ritornello. Nella già citata intervista rilasciata alla rivista Chitarre, Baglioni esprime così la sua ammirazione per il musicista spagnolo: «Paco de Lucia è un musicista che ho sempre amato, per la sua straordinaria capacità di creare una musica così particolare, che vive di tempi incredibili che si susseguono uno all’altro, difficilissimi da contare, ed anche una straordinaria capacità armonica, un mondo che si srotola con sorprese continue»[3].

 


[1] Il basso parte da Si per giungere a Fa♯ attraverso questa successione di suoni: Si – Si♭ – La – Sol♯ – Sol – Fa♯.

[2] L’imitazione musicale del significato del testo risale soprattutto al Cinquecento, ed è un artificio retorico chiamato madrigalismo. Questo nome deriva dal fatto che era molto usato nelle composizioni denominate, appunto, madrigali.

[3] Intervista a Claudio Baglioni, in: Cesaro Giuseppe, “Oltre… tutto, Ancorassieme”, Chitarre, dicembre 1992, p. 48.

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