Io dal mare

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«Tra le canzoni in cui l’elemento autobiografico diventa chiave di lettura fondamentale per la comprensione del testo un’attenzione particolare merita Io dal mare, una delle più belle dell’intero album. Baglioni ha raccontato varie volte di avere saputo dai suoi genitori di essere stato concepito su una spiaggia, a due passi dal mare. Io dal mare è perciò un canto delle origini, che raccoglie la suggestione di quel momento e la proietta su un piano mitico/simbolico. Il mare è madre che dà vita non solo all’uomo, ma all’intera umanità. La suggestione viene evocata attraverso un testo che non racconta un fatto, ma tende piuttosto a suggerire immagini che agiscono a livello subliminale sfruttando ridondanze semantiche nascoste all’interno delle parole. La parola mare viene infatti inserita in verbi all’infinito come amarestremarecalmareansimaredomareinfiammare, presenti nel testo anche prima della sequenza finale:

a consumare

a catramare

a tracimare

a fiumare

a schiumare

a chiamare

quel mare che fu madre e che non so

La melodia ha un andamento ritmico che presenta numerose sincopi, dunque non è perfettamente coincidente con la scansione metrica che in questo caso è di 4/4»[1].

A queste osservazioni di alcuni anni fa occorre aggiungere che proprio le particolari figurazioni ritmiche della melodia contribuiscono in maniera non indifferente all’ottimo esito musicale di questo brano, come vedremo tra poco. Per il momento cominciamo ad analizzare il brano in ognuna delle sezioni di cui è composto.

Intro : La canzone inizia in tonalità di Mi minore, con un’introduzione caratterizzata da un arpeggio di tastiera. Questo arpeggio è quello menzionato da Pasquale Minieri nel suo aneddoto, in cui veniva ricordato come il tastierista che stava lavorando con Peter Gabriel nello stesso studio ebbe quest’idea musicale ascoltando il brano durante una delle pause. Già la scelta della tonalità in modo minore contribuisce a creare l’atmosfera della nostalgia e del ricordo, ma al di là di questa semplice osservazione ciò che colpisce è la mancanza della sensibile alterata nell’accordo di dominante. Questo accordo, che normalmente grazie alla sensibile alterata crea tensione e marca in modo ben definito la tonalità, in questa situazione viene privato proprio del suo elemento caratterizzante. Fra il settimo grado e la tonica non c’è dunque un regolare semitono, ma un tono intero, che dunque smorza la tensione. Il Re invece del Re♯ era in uso anche nel modo gregoriano di Mi, che era considerato il modo più antico. Pertanto, l’uso di questa particolare tonalità di Mi minore con l’espediente del Re invece del Re♯ probabilmente non è casuale, visto che il tema della canzone ruota attorno al ricordo, e dunque c’è un richiamo a cose antiche. L’introduzione conclude su una cadenza d’inganno che è come una finestra aperta verso ciò che verrà dopo.

A – AI : Le frasi musicali all’inizio delle varie sezioni (– B – C – D e relative variazioni) comincino tutte in anacrusi, ovvero con mezza battuta di anticipo, e questo sfasamento ritmico può essere notato in questo esempio tratto dall’incipit della parte cantata, all’inizio della sezione A:

 

 

Si noti come la parte vocale in semicrome cominci mezza battuta prima (già dall’ottava battuta dell’introduzione strumentale), dando così alla frase melodica uno slancio particolare e spostando di mezza battuta la regolarità strutturale di tutto il pezzo, le cui varie sezioni si presentano di volta in volta composte di otto o di sette battute. Nella sezione A il testo cerca di immaginare il contesto ambientale del momento dell’origine della vita. Dal punto di vista musicale, c’è una progressione modulante che attraversa momentaneamente le tonalità di Sol maggiore e Fa maggiore, prima di ritornare in Mi minore: le sensibili in questo caso ci sono per far percepire i cambi di tonalità, ma altrimenti vengono evitate per tutto il brano.

B : Nel ritornello viene esplicitata l’origine marina della vita (“Dal mare venni…”), che il testo sottolinea in maniera puramente fonica, con una serie continua di allitterazioni. Come nell’introduzione strumentale, anche qui si termina su una cadenza sospesa, che musicalmente sorregge bene il dubbio espresso dal testo in quel punto: “Aveva forse nervi e fruste di uragani”.

Ripetizione di A – A– BI : La ripetizione delle strofe e del ritornello avviene senza particolari novità: il testo propone nuove immagini continuando a far leva sull’aspetto sonoro delle parole, e la musica si ripropone identica con le stesse cadenze e con la stessa progressione di cui si è già detto.

C : Il ponte è caratterizzato da una progressione melodica discendente, proprio mentre il testo parla di come il sole annegava nel mare: l’immagine del tramonto trova un puntuale corrispettivo nella musica dall’andamento discendente.

BII – D : Avvicinandosi al finale, viene ripetuto il ritornello, a cui segue la sequenza di verbi all’infinito contenenti la parola mare, come si è visto già all’inizio di questa analisi. In linea generale, si può notare come la continua alternanza di moti ascendenti e discendenti nell’andamento melodico (di cui l’incipit di ogni sezione musicale è un perfetto esempio) possa richiamare – ad un livello puramente simbolico – il movimento ondoso del mare. Il fatto di vedere relazioni così profonde tra l’andamento melodico e il senso più profondo del brano non è una forzatura, se si pensa che in realtà tutta la canzone funziona assecondando i principi dell’estetica simbolista, per i quali l’intuizione poetica è alla base di tutto. Anche il testo mette in atto la stessa strategia: stimola emozioni e stati d’animo senza entrare nel dettaglio, lasciando spazi d’interpretazione all’ascoltatore. Suggerisce; non dice.

Coda : La coda musicale di chitarra e voce, di cui è protagonista un ispirato Pino Daniele, fa il suo ingresso poco alla volta ed esprime esattamente la suggestione di ciò che a parole non si può dire. È lo stesso Baglioni a sottolineare questo concetto, nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista Chitarre: «Pino Daniele è un capitolo a parte. Mi ha colpito la grande napoletanità nella sua voce, nel suo modo di suonare: questo bellissimo lamento di voce e chitarra. C’è quel finale a seste che sembra quasi una tarantella suonata in quarti… sono queste le cose che la musica ti offre: le parole non si mescolano così facilmente, sono troppo pesanti»[2].


[1] Caggiani Filippo Maria, Poetiche del ritmo. Il rapporto tra musica e parole nella canzone italiana d’autore. Tesi di laurea, Corso di Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, Università degli Studi di Bologna, A.A. 2001-2002, pp. 92-93.

[2] Intervista a Claudio Baglioni, in: Cesaro Giuseppe, “Oltre… tutto, Ancorassieme”, Chitarre, dicembre 1992, p. 48.

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