La piana dei cavalli bradi

Compra il libro “Oltre – Storia e analisi del capolavoro di Claudio Baglioni”

«L’Umbria me la sono sempre portata nel cuore e negli occhi, fino ad arrivare a Castelluccio. Castelluccio è un paesino che si trova sopra Norcia e che io conosco dal 1971; me lo fece conoscere Franco Zeffirelli, in occasione di una delle mie prime cantate, delle mie prime performance. Io sono stato la voce cantante di Francesco d’Assisi nel film Fratello sole, sorella luna, che appunto aveva la regia di Franco Zeffirelli, e da quell’anno, amando particolarmente questo posto, ho cominciato a fare un pellegrinaggio, praticamente quasi tutti gli anni, e addirittura ad ispirarmi per una mia canzone che si chiama La piana dei cavalli bradi. E (ho cominciato a, nda) pensare che siamo tutti un po’ in attesa, come i cavalli nelle stalle, e che gli uomini e i cavalli in fondo si assomigliano, e il cavallo come l’uomo decide di sottomettersi, perché sente che c’è qualcosa alla quale non può dire di no. Avrebbe una forza incredibile, il cavallo, ma decide a un certo punto di fare in modo che le cose vadano, un po’ come l’uomo. E l’occhio del cavallo, un po’ come la mente dell’uomo, contiene dei guizzi di follia e di irrequietezza»[1].

Le parole di Claudio Baglioni aiutano a comprendere meglio una canzone molto introspettiva come questa. Alle considerazioni generali esposte da lui, va aggiunto che il brano fa anche continuamente riferimento ad una vicenda sentimentale che in qualche modo risente del percorso di maturazione interiore di cui si parla nella canzone. Esamineremo meglio questo aspetto nell’analisi dettagliata che segue.

Intro : Il brano si apre in tonalità di Mi minore, con un arpeggio di chitarra in semicrome che continuerà poi a svilupparsi anche nel resto della canzone.

A – A – AI – AI – AII – AIII : Rispetto a tutte le altre canzoni analizzate fino ad ora, in questo brano c’è una particolarità: la melodia della strofa A viene proposta per ben sei volte di seguito, pur con alcune variazioni. Il motivo di questa ripetizione prolungata è evidentemente la maggiore attenzione che si vuole indirizzare al testo, che assume in tal modo un’importanza particolare. La prima strofa esibisce la fatica dei cavalli dopo una corsa, mentre la ripetizione di A pare soffermarsi su alcuni particolari ambientali osservati durante la cavalcata, come le foglie e le nubi, elementi accomunati dalla caratteristica della leggerezza. A questo punto – in AI e nella sua ripetizione – la melodia viene riproposta nuovamente, ma una terza sopra, pur mantenendo lo stesso schema di accordi. La differenza nel testo, invece, è che ora si parla di una vicenda personale: una nuova storia d’amore che soffre per via di un precedente dolore sentimentale che, come lo sforzo e il vino, “uccide il giorno dopo”, e si allevia con l’acqua dei ricordi. La melodia in AII e AIII viene ulteriormente innalzata di una terza, ma ora c’è anche una progressione armonica che sposta tutto in tonalità di Sol maggiore. Anche qui si continua a fare riferimento alla vicenda sentimentale, ma facendo capire all’ascoltatore che i due innamorati sono lontani l’uno dall’altra. A questo punto è necessario ricordare che Claudio Baglioni si era ritirato ad Ansedonia per lavorare alle musiche del disco insieme a Pasquale Minieri, per un periodo di circa due anni, isolandosi da tutto e da tutti, e dedicandosi completamente al lavoro. Questo particolare biografico è evidentemente importante per capire a fondo il significato di questi versi: “E ad un certo punto andare / non dar più notizie / solo in compagnia di sé / e chiedere permesso / per essere te stesso”.

B – BI – Strumentale : Il ritornello spiega meglio il motivo dell’allontanamento dalla persona amata: “… mi allontanai / perché potessi appartenerti”. Baglioni sembra voler dire che occorre lasciar passare il tempo per guarire dai dolori del passato, e per poter guardare al futuro. In tutto questo c’è un evidente riferimento alle vicende personali, al dolore privato. Dal punto di vista musicale anche qui c’è un procedimento che abbiamo visto essere ormai molto frequente: quello del basso discendente (diatonico, in questo caso). I temi della lontananza e della rinuncia alla donna amata si sposano bene, in effetti, con questo movimento del basso in progressione discendente. Le otto battute strumentali che seguono riprendono l’introduzione, con l’aggiunta di alcuni accordi di tastiera all’arrangiamento, per portare alla ripetizione della struttura vista fino ad ora.

A – A – AI – AI – AII – AIII : L’anomalia delle sei strofe che si susseguono si manifesta anche nel modo in cui vengono ripetute: al contrario di ciò che avviene in pressoché tutto il resto dell’album, stavolta non viene mantenuto uno stretto parallelismo tra gli argomenti nella prima e nella seconda esposizione. Qui, invece, si aggiunge un altro elemento di riflessione, che è quello dell’attesa. Così come i cavalli aspettano nelle stalle il momento per poter correre, gli uomini attendono il futuro nell’immensa sala d’aspetto che è il mondo. È proprio nella condizione dell’attesa che il protagonista dell’album trova finalmente la serenità. Dopo aver fatto esperienza del dolore ed essersi dannato in Qui Dio non c’è per la mancanza di una giustificazione all’esistenza della sofferenza, ne La piana dei cavalli bradi l’uomo in cerca di sé accetta il suo destino, e questa sottomissione al futuro è ciò che da questo momento in poi gli dà serenità, permettendogli di trovare una nuova coscienza di sé, che troverà la piena espressione nella canzone successiva.

B – BI – Strumentale – Coda : Il ritornello si ripete sostanzialmente uguale, con lievi modifiche nel testo e nella musica. La parte strumentale, invece di essere di otto battute, diventa di sei, e le rimanenti due vengono sostituite da una coda di due battute che è il punto di svolta della canzone. Qui, il riferimento liberatorio al sudore e al vento, la sonorità delle allitterazioni (“Sudai di sud / di vento diventai”) e l’arrangiamento che si ferma completamente lasciando la voce sola, vogliono trasmettere all’ascoltatore una sensazione di magia. Il fermarsi di tutti gli strumenti, in particolare, è un espediente efficace per imitare musicalmente il vento di cui parla il testo, impalpabile come una musica che per un attimo si ferma. La melodia cantata in questo momento, inoltre, finisce in levare, dando un senso di sospiro e di vento, ma soprattutto – come già visto in Navigando – ha un andamento sinuoso che disegna proprio il soffio del vento, dando proprio l’impressione di essere sospesa in aria:

 

BII – BIII : Quando la musica ritorna, lo fa con grande impatto, visto che modula alla tonalità di Si♭ maggiore e la voce raggiunge il picco molto alto di un Si4, ma ciò è giustificato dal testo che ora nel ritornello non parla più di un generico allontanarsi, ma di un ben preciso e deciso andare, che avviene con la voce – di cui l’acuto Si4 è un perfetto emblema sonoro – con i capelli e con il cuore. La meta, ora, è nota: la piana dei cavalli bradi.

Coda : Nel finale si ritorna alla tonalità iniziale di Mi minore, e l’andare diventa una corsa, esattamente come quella dei cavalli. La corsa è descritta con una serie di verbi che esaltano il senso di libertà e serenità che il protagonista della canzone ha raggiunto: “Scalpitai / scartai / m’impennai / scalciai / galoppai / saltai / m’involai”. Questi verbi, così protesi verso il volo finale, sono intonati da due incisi melodici che si alternano dando l’idea del salto, e il salto è realizzato musicalmente saltando una battuta, prima di continuare con il verbo successivo. L’esempio sottostante riporta le ultime tre battute del brano, e si possono notare il primo inciso melodico a cui corrisponde il verbo “saltai”, la battuta saltata, e il secondo inciso melodico, che intona il verso finale “m’involai”.

 

 

 Vale la pena fare riferimento ad un’altra dichiarazione di Claudio Baglioni, sempre a proposito di questa canzone, e di questo finale: «Avevo immaginato in questa canzone che gli uomini fossero come i cavalli, che si assomigliassero nella loro capacità di attendere, e nella loro incredibile forza – che può essere piegata solamente con una ragione – e appunto in questo finale in cui si comincia a correre fino a involarsi: questo sarebbe in fondo il sogno di tutti»[2].

 


[1] Claudio Baglioni, Mezzogiorno con Claudio Baglioni, RadioDue RAI, puntata del 19 maggio1998.

[2] Claudio Baglioni, Mezzogiorno con Claudio Baglioni, RadioDue RAI, puntata del 24 giugno1998.

Vai avanti: Pace

Vai indietro: Qui Dio non c’è

No comments yet.

Lascia un commento

Powered by WordPress. Designed by Woo Themes

Questo blog musicale fa parte del network paroledimusica.com

Featuring WPMU Bloglist Widget by YD WordPress Developer

Vai alla barra degli strumenti