Signora delle ore scure

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Forse nessuna canzone dell’intero repertorio di Claudio Baglioni ha un significato tanto sfuggente quanto quello di questa canzone. Fin dal titolo, l’ascoltatore è portato a chiedersi chi possa essere questa signora delle ore scure, e una risposta certa sembra rimanere volutamente elusa per tutta la canzone. Nell’analisi che segue, pertanto, vale più che mai quel principio generale secondo cui ogni interpretazione non può essere che soggettiva e parziale, ma fatta questa doverosa premessa si può ora pensare di procedere all’esame del brano con orgogliosa sicurezza sul nostro punto di vista.

Intro : L’introduzione strumentale, in Mi minore, insinua un clima di mistero: chitarra, basso, batteria e alcuni effetti di tastiera creano insieme un senso di inquietudine, dato soprattutto dall’effetto percussivo degli accordi di tastiera, ma più in generale dal suono cupo delle frequenze più gravi di ciascuno strumento. Oltre a ciò, occorre notare che le sonorità suggeriscono ambientazioni lontane, quasi come a voler richiamare un mondo culturalmente assai distante da quello occidentale.

A – AI : Mentre la musica continua ad abbozzare ambientazioni notturne, le prime due strofe introducono chi questi paesaggi notturni li abita: la “signora delle ore scure” compare infatti sin dal primo verso, e la sua descrizione passa per ombre e fasci di luce sulla sua pelle, ma anche per “misteri oltre le ciglia”. Le parole, evidentemente, non sono usate a caso. Per ciò che riguarda l’io che canta, basti evidenziare il desiderio verso questa figura femminile, che si manifesta nel verso finale di ogni strofa: prima con “accarezzai l’idea di lei in lontananza”[1], e poi con “furtivo come un gatto io mi son lavato”. Quest’ultimo verso suggerisce anche l’idea che nel desiderio di questa donna ci sia qualcosa di peccaminoso. Entrambi i versi, comunque, sono coniugati al passato, e dunque ci fanno capire che le strofe parlano di qualcosa che è già successo.

B : Questa breve sezione di appena quattro battute è una sezione di passaggio, sia dal punto di vista musicale che narrativo. Qui avviene la transizione dalla tonalità originale di Mi minore a quella di Sol maggiore, che è in realtà solamente una tonalità di passaggio verso la modulazione in Do maggiore, che avverrà subito dopo. Questa modulazione in atto serve a passare da un’atmosfera cupa e misteriosa ad una decisamente più solare. Il testo, parallelamente, marca una differenza rispetto a prima con il cambio dal tempo passato al presente, stabilendo in questo modo anche un rapporto di maggiore vicinanza con l’ascoltatore. Qui viene sottolineata la differenza di età tra i due protagonisti della canzone, con lui che è più vecchio di lei.

C : Con il raggiungimento della tonalità di Do maggiore la melodia diventa ampia e cantabile, e questo slancio lirico si riflette anche nel testo che ora descrive in modo molto poetico la bellezza di questa ragazza. Nello stesso tempo, però, vengono messi in evidenza un paio di particolari che cominciano a darci qualche indicazione sulla sua identità: il “suo cuore chiuso in cantina” e “quella schiena (che le tiene l’anima) / stretta al sicuro”.

D : Il ritorno in tonalità di Mi minore descrive in sole tre battute il  desiderio nei confronti di questa giovane donna: “Ti succhierei per ore e più / cioccolatino nella bocca / senza mai mandarti giù”, per poi tornare rapidamente alla ripetizione delle strofe. Anche in questo caso, come già visto in Io dal mare e in Tamburi lontani, la tonalità di Mi minore viene usata senza la sensibile alterata (Re♯), che non appare nei due accordi di dominante di questa sezione D. Questo espediente viene dunque utilizzato di nuovo per sottolineare musicalmente qualcosa di lontano e non ben definito come il mistero che caratterizza la descrizione di questa ragazza e che finisce per permeare l’intera canzone.

AII – AIII : Il ritorno dell’atmosfera misteriosa dell’inizio riporta l’attenzione del testo sulla signora delle ore dure, che ora dorme sorvegliata nel sonno dal suo “immobile guerriero” che la protegge dalle “ragnatele del giorno”. Queste strofe aggiungono altri dettagli alla figura della donna, che ora scopriamo essere così giovane da essere addirittura adolescente (“adolescente nuca morbido sentiero”), mentre i termini amazzonica e caraibica dovrebbero cominciare a darci già qualche altra indicazione un po’ più precisa su di lei.

 B – C : Il ritorno della parte più melodica, con il passaggio alla tonalità di Sol maggiore e poi di Do maggiore, si riflette in un testo solare che ancora una volta si sofferma sulla bellezza di questa giovanissima ragazza, e in particolare sui capelli, sugli occhi, sulle “brune nomadi dita”, e sulle narici.

D : Così come nella precedente sezione D si parlava di “cioccolatino nella bocca”, qui si parla di “piccolo chicco di caffé”, e se si tiene conto anche delle dita brune, dovrebbe essere ormai chiaro che si sta parlando di una adolescente di colore, che probabilmente vive in un paese tropicale.

E : Quando ormai sono stati forniti all’ascoltatore elementi sufficienti per individuare l’identità di questa misteriosa figura femminile e capire di chi si sta esattamente parlando, ecco che l’atmosfera diventa drammatica, riprendendo l’arrangiamento dell’introduzione strumentale. Ora, però, l’armonia è completamente statica, visto che nelle otto battute di questa parte in Mi minore c’è un solo accordo di tonica[2] a sostenere un testo da cui risulta evidente che l’adolescente di colore è un agnello sacrificale immolato ai desideri di uomini che la usano, da cui l’io cantante vorrebbe salvarla (“Non voglio che tu sia un ostaggio / in questo disperato viaggio…”). Le parole “disperato viaggio” sono cantate proprio su una melodia che ricalca il significato delle parole, trattandosi di una scala discendente che rievoca sonorità non europee:

C : Il repentino passaggio da una parte così drammatica (il Mi minore non è stato scelto a caso) a quella più solare e cantabile in Do maggiore, stavolta senza le quattro battute in Sol maggiore di B, è un tocco di raffinata strategia narrativa, che provoca nell’ascoltatore un contrasto di affetti di drammaturgica memoria. Qui, nuovamente, ci si sofferma sulla bellezza, ma stavolta mostrandone l’uso mercenario che qualcun altro ne ha fatto: “il suo corpo preso ai pittori”; “quella bocca che qualcuno le comprò / al banco dei fiori”.

DI – DII: La parte finale della canzone, che torna in Mi minore, fa chiarezza su quello che è stato un rapporto non consumato pur se intensamente desiderato, con lui che vegliava una impossibile purezza, come già era stato accennato precedentemente (“Ti succhierei per ore e più / cioccolatino nella bocca / senza mai mandarti giù”). Ora, alla fine della canzone, il tempo della narrazione ritorna al passato (“E fu così lei dentro un sogno…”), chiudendo una parentesi temporale che era stata aperta all’inizio, ed è a questo punto che le strade del musicista e della musa tornano a separarsi, dopo un momento magico di sogno.


[1] Alla fine della prima strofa, subito dopo il verso “accarezzai l’idea di lei in lontananza”, c’è un breve intervento di tastiera che richiama palesemente alcune sonorità orientali, come potrebbero essere quelle legate a strumenti tradizionali giapponesi a corda dal tipico timbro metallico come il koto o lo shamisen (quest’ultimo frequentemente suonato dalle Geishe). Anche questo è un indizio sonoro di cui tener conto nell’interpretazione del brano, poiché rimanda ad un mondo lontanissimo, aggiungendosi in ciò ad una serie di altri indizi sparsi nella canzone che rimandano appunto ad altre culture (pur se non necessariamente orientali). Più che il riferimento preciso, conta l’allusione ad uno sbalzo culturale.

[2] Si tratta di un accordo di Mi minore con funzione pedale che per un attimo si arricchisce di un’armonia di La minore, senza mai però perdere il significato del Mi pedale.

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2 Responses to Signora delle ore scure

  1. fulvio 17 febbraio 2016 at 16:25 #

    Ho scoperto oggi questo sito e non posso che mandare all’autore di questa iniziativa UN APPLAUSO IMMENSO !!! Questo disco, forse non seguito come avrebbe meritato, è la massima espressione di scrittura musicale Italiana melodica e di poesia contemporanea. Il mio rammarico sta nel fatto che forse questi versi e queste emozioni difficlmente arriveranno alle nuove generazioni…ormai la cultura musicale sta scendendo vertiginosamente con i talent show che di “TALENTO” non hanno assolutamente niente !!! Grazie a Claudio Baglioni per questa perla chiamata OLTRE e per chi ha voluto analizzarla e metterla in risalto.

  2. Filippo Maria Caggiani 18 febbraio 2016 at 21:26 #

    Ciao Fulvio, grazie per le belle parole, mi fa molto piacere che queste mie analisi ti piacciano. Oltre è stato effettivamente un lavoro che ha dato tantissimo alla musica italiana in quel periodo. Come giustamente dici, purtroppo oggi la musica non è più a quei livelli. Ma per fortuna ci sono sempre i classici da rispolverare, tra cui quest’album meraviglioso di Claudio Baglioni. Un caro saluto.
    Filippo

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