Tamburi lontani

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La musica è l’arte temporale per eccellenza. Il fatto che la musica abbia intrinsecamente bisogno di tempo per essere fruita, fa di quest’arte qualcosa di particolare. Le stesse note musicali non sono altro che durate temporali – più o meno lunghe – che si avvicendano sino a formare una melodia o un ritmo, e ciò avviene da sempre, da quando è nato l’uomo e anche da prima. Il ritmo, in particolare, sembra avere stretti legami con le pulsioni vitali (il battito cardiaco) e con i cicli della Terra (l’alternarsi delle stagioni), ed è proprio questa la chiave di lettura che serve per comprendere questo brano.

Intro : L’introduzione dei fiati su tempo largo crea subito un’atmosfera solenne che caratterizza musicalmente tutto il brano. La sonorità dell’ensemble di fiati e le note lunghe creano un’atmosfera di quiete, che è efficace nell’anticipare il discorso riflessivo che seguirà[1]. Il giro armonico – in Sol maggiore – è lo stesso che verrà utilizzato subito dopo nelle strofe. È interessante notare come l’arrangiamento proceda nella linea di basso con un andamento ascendente di seconde diatoniche.

A – AI : Le prime due strofe presentano i due elementi attorno a cui ruota l’intera canzone: il tamburo e il tempo. Più nello specifico, la prima strofa sostiene l’idea che ogni persona abbia il proprio tamburo, e un proprio ritmo e canto con cui interagisce con gli altri uomini. La seconda strofa, invece, introduce l’elemento dell’implacabile scorrere del tempo, che è padrone di tutto, e da cui dipendono gli incontri della vita con altre persone-suoni. La melodia sembra voler riprodurre nel suo stesso ritmo, attraverso le numerose note ribattute, il tam tam dei tamburi.

B : La sezione B è divisa in due parti (B1 e B2) che sono musicalmente leggermente diverse, anche se entrambe si soffermano sull’infelicità che deriva sempre dallo scorrere del tempo, responsabile dell’allontanamento dalle persone care. In B1 questa infelicità è sottolineata da una progressione discendente che va a finire in un momentaneo spostamento alla tonalità di Mi minore[2], a cui seguono (in B2) il ritorno in Sol maggiore e una nuova progressione. In B2, invece, l’immagine dell’allontanamento dalle persone care è data dai tamburi che battono più lontani, al cui suono Baglioni fa il verso, imitandolo (“Tam tam tam tam tam tam”).

C : Rivolgendosi ad un’altra persona (“Dimmelo anche tu”), che probabilmente è la donna amata un tempo (ma potrebbe rivolgesi anche ad un tu generico), Baglioni chiede ora una conferma del fatto che il tempo, nonostante tutto, non ha provocato un allontanamento definitivo tra sé e quest’altro interlocutore. Musicalmente, questa parte sembra ora proporsi come ritornello, tuttavia non si tratta di un vero e proprio ritornello, perché il culmine lirico troverà sfogo solamente nella sezione successiva. Tuttavia, questa parte è fondamentale per lo sviluppo del brano, che in questo punto acquista una maggiore tensione grazie ad una progressione melodica che, in modo molto simile a quella osservata in Acqua dalla luna, ripete una frase melodica prima a partire da Sol3, poi da Si3, e infine da Re4[3]. La tensione che viene progressivamente accumulata in questo modo, puntualmente sorretta dai fiati, trova finalmente risoluzione nel passaggio in Mi minore, che continua anche nella sezione successiva. Legate da questa relazione tonale, da questo momento in poi le due sezioni C e D faranno inevitabilmente coppia ad ogni riproposizione.

D : In questo momento si raggiunge il punto culminante, quello carico di maggiore tensione espressiva sia musicalmente (col raggiungimento della nota più acuta fino ad ora, e con due tristissimi accordi di settima diminuita carichi di tensione) che a livello di contenuto testuale, con il richiamo affettivo al padre. Nel contesto della canzone, che fino a questo punto aveva espresso la difficoltà di mantenere certi rapporti interpersonali, l’invito rivolto al padre a fare insieme un giro in macchina vuole essere un tentativo di recupero di questi rapporti, e allo stesso tempo rivela anche un aspetto autobiografico (il verso “Albero padre con un ramo solo” si riferisce al fatto di essere figlio unico).

Ripetizione di A – AI – B – C – DI : La ripetizione della struttura vista fino ad ora avviene con una maggiore presenza della sezione ritmica, che vede l’ingresso della batteria e delle congas per dare maggiore slancio. A, AI e B non fanno altro che ribadire il concetto che il tempo, con il suo trascorrere, fa cambiare le cose e i rapporti con le persone, provocando sofferenza per ciò che non è più come prima, mentre C e D contengono due nuovi riferimenti autobiografici, questa volta rivolti alla persona amata e al figlio. In questo momento scopriamo qual è il vero motivo ispiratore della canzone: una vicenda personale che riguarda la dolorosa separazione dalla moglie, e di conseguenza dal figlio.

CI – DII : Le sezioni C e D si ripresentano nuovamente insieme, ma nella nuova tonalità di La maggiore, che innalza ulteriormente la melodia verso l’acuto. Anche questa volta ci sono due riferimenti affettivi, e questa volta si rivolge anche al suo cane prima di concludere con un appello accorato e rabbioso ad un amico: “Giura amico mio / che glielo metteremo ancora lì / a questa vita che va via così / senza aspettarci”. In quest’ultimo passaggio il tempo si mostra ancora potente e indifferente alle infelicità umane, ma nello stesso tempo c’è una pulsione di ribellione verso questa condizione. Questa tensione di non accettazione viene espressa musicalmente attraverso una dissonanza estrema in corrispondenza della parola “vita”, dove un Do♯ stride sonoramente con il corrispondente accordo di Re♯ diminuito: una sorta di ribellione musicale che rispecchia la ribellione di cui parla il testo.

Coda: Sul finale, sorretto come all’inizio solo dai fiati, è come se risuonasse in lontananza il tam tam dei tamburi, quel ritmo della vita che va comunque avanti.

 


[1] Strumenti a fiato come la tromba venivano utilizzati nelle musiche di chiesa, tra Seicento e Settecento.

[2] Il quinto grado, in Mi minore, ha un Re naturale invece di un Re♯, esattamente come accadeva in Io dal mare. Anche in questo caso, l’espediente è utilizzato per suscitare un effetto di lontananza e di nostalgia. Nel Cinquecento, inoltre, il modo di Mi (senza il Re♯) era il modo associato al sentimento dell’angoscia.

[3] Mentre la progressione melodica è ascendente, il basso presenta – contemporaneamente – una progressione discendente. La cura degli arrangiamenti passa anche attraverso dettagli come questi.

Vai avanti: Rassegna stampa – “Il Giornale”, “La Gazzetta del Mezzogiorno”

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